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Diete Proteiche, Diete Dissociate, Diete a Blocchi: Sono Davvero Efficaci o Sono Solo Frutto di Marketing e Moda? Quali Principi da Queste Varie Diete Andrebbero Inseriti Nella Propria Dieta? E Quali Andrebbero Evitati?

Molte sono le strategie, unico è il fine: perdere peso stabilmente e con massimo risparmio della massa magra e delle regole che ci detta la stessa Madre-Natura!

Sta al medico specialista esperto adottare, per quel dato paziente, la strategia dimagrante migliore, tenendo conto dei suoi gusti, delle sue inclinazioni, della sua personalità e del suo psichismo. Ci sono molti pregiudizi e molte idee sbagliate sulle diete. Non ci sono alimenti buoni o cattivi: ogni alimento deve e può essere assunto nel giusto modo e nella giusta misura, tenendo conto del metabolismo e dell’individualità del paziente di cui ci si prende cura.

Inoltre bisogna sempre aver presente che quel che conta è la durata dei successi ottenuti, che può solo essere conseguente ad un modo di alimentarsi che possa essere facilmente accettato e seguito dal paziente.
Diversamente ogni successo avrà un carattere di temporaneità e sarà destinato a non raggiungere appieno lo scopo.

Ricordo inoltre che le inutili, forzate e drammatiche variazioni di peso non giovano all’organismo, né al mantenimento del peso raggiunto!
Meglio accontentarsi di un calo modesto ma mantenibile, piuttosto che impegnarsi in mostruose riduzioni del peso in breve tempo, insostenibili  successivamente nel lungo periodo. Il riacquisto del peso perso troppo rapidamente, che spesso si verifica al termine di questi severi regimi dimagranti superando addirittura il peso di partenza, può indurre uno stress psicofisico nel paziente che, a causa della frustrazione delle sue aspettative, perde l’autostima predisponendosi quindi ad una visione nevrotica del problema, foriera di ulteriori fallimenti e frustrazioni!

Avendo un Teorico “Paziente Modello”, Quali Sono le Tempistiche per il Raggiungimento di Risultati Sensibili con una Dieta, Possibilmente il Sondino, ed una Moderata Attività Fisica?

I tempi sono solitamente rapidissimi, maggiormente per i soggetti di sesso maschile. La donna, è generalmente più resistente al calo di peso per ragioni ormonali (in quanto soggetta a gravidanza e quindi tutrice della procreazione, tende a mantenere le riserve adipose, come se la Natura la proteggesse dalla loro perdita). In ogni caso, applicando questa tecnica per periodi di dieci giorni alternati a pari periodi di mantenimento e stabilizzazione del peso ottenuto, si ha un calo che, nel mese può oscillare tra il 5%  ed il 15%  del peso iniziale.
Ovviamente, maggiore è il peso iniziale e maggiore sarà il calo, che però tende progressivamente a ridursi man mano che il peso stesso si riduce.
Mi spiego: quanto detto e quanto sto per spiegare vale in ogni impresa vòlta alla riduzione di peso. Non sono concetti intuitivi, ma con un po’ di pazienza e di attenzione tutti dovremmo acquisirli e… ricordarli frequentemente!
Poniamo che una persona sia alta 1,65 e pesi 100 kg. Questa persona avrà quindi un B.M.I. o I.M.C. : Indice di massa corporea) pari a 36,73 (compreso tra 35 e 40, quindi obesità severa di secondo grado).
A seconda dell’età e del sesso, (per inciso, osservate quante variabili incidono sul fabbisogno calorico!) via sarà appunto, un certo fabbisogno calorico per mantenere il peso in atto: 100 kg ed un fabbisogno calorico per mantenere il peso teorico (quello ottimale con un I.M.C. inferiore a 25).
Per comodità poniamo che il nostro soggetto sia un uomo di 57 anni, alto appunto 1,65 mt con un peso di 100 kg, che quindi come già calcolato, presenti un I.M.C. pari a 36,73.
Costui, per mantenersi a 100 kg ha un fabbisogno calorico giornaliero di 2.039 Kilocalorie circa. Per mantenere il peso di arrivo (poniamo sia di 81,4 Kg, corrispondente ad un I.M.C. di 29,9) ha un fabbisogno di 1823 Kilocalorie.
La differenza calorica fra i due fabbisogni è di sole 215,73 kilocalorie.
Dobbiamo considerare però, che nel peso iniziale è compresa una certa quantità di acqua che nel caso di specie sarà pari a circa due litri e mezzo, che verrà rapidamente persa, aggiungendosi alla perdita di grasso che inizierà e proseguirà gradualmente. Poniamo che questo soiggetto, compatibilmente con il regime seguìto, perda nel primo mese 10 kg. Di questi non dimentichiamo che 2,5 litri circa, sono costituiti da acqua e, che questo stesso soggetto riacquisterebbe in due giorni circa, qualora interrompesse la dieta. Questa perdita di acqua è come un “bonus” o una cauzione che si lascia all’inizio e si riprende al termine di ogni trattamento dimagrante.
Questo paziente all’inizio perdeva al giorno circa 333 grammi (compresi i 2,5 litri di acqua). Ora che il suo peso è diminuito a 90 kg, diminuirà consensualmente anche il fabbisogno calorico per mantenere quest’ultimo peso (90 Kg, appunto). Esso sarà all’incirca di 1.923 Kcalorie/die, quindi circa 116 Kcal/die meno di prima. Questo comporterà un allungamento del tempo per perdere un kg di grasso (che è pari a circa 7000 kilocalorie).
A questo poi si aggiunge la tendenza dell’organismo ad abbassare consensualmente il metabolismo man mano che il peso scende come meccanismo protettivo, in quanto esso percepisce il calo di peso come un pericolo per la sopravvivenza.

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